XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

OFFRIRE SPERANZA …

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Mi viene quasi da sorridere a pensare che con questo Vangelo inizierà il cammino delle nostre comunità parrocchiali del Divin Maestro e di San Cassiano, a partire da domenica prossima 16 novembre. Sembra di cattivo auspicio, perché odora di rovina, disordine, rivoluzione. In realtà non lo è per niente, le parola di Gesù, come anche tutte le parole del Vangelo non servono mai a spaventare, disorientare o terrorizzare i cuori già incerti che battono dentro di noi, bensì a orientarci in modo nuovo, per chiederci: “di fronte alle novità, alle rivoluzioni, ai problemi, come deve comportarsi il discepolo di Gesù?”. 

Il Signore non tarda a dare delle risposte, anzi, dà delle indicazioni molto precise che prima di essere delle cose da fare, sono atteggiamenti da NON vivere, ossia:  non andate dietro (ai profeti di sventura), non è subito la fine, non preparate la vostra difesa, neanche un capello del vostro capo andrà perduto”. Cosa può significare? Beh, anzitutto, che deve essere sempre molto chiaro che, al di là di tutti i cambiamenti che ci possono essere, il primato nel nostro cuore deve sempre e solo spettare al Signore Gesù e al suo Vangelo. Non ci sono altri “io sono” oltre al Figlio di Dio, anche se magari tanti pensano di esserlo. Avere sempre chiaro il Centro costruisce il punto di equilibrio e di forza più grande che ci sia, e tutto il resto nasce di conseguenza; non è subito la fine: quante volte la storia ci ha presentato dei personaggi che sembravano la fine di tutto, poi è bastato un nonnulla, una mossa sbagliata, un progetto non riuscito e tutto è esploso e svanito in un grande bluff che ha lasciato attorno a se’ soltanto vapore e fumo; inoltre il Signore chiede di “non preparare” nessuna difesa: non abbiamo bisogno di fare dei discorsi, neanche di possedere abilità oratorie particolari: la nostra carta di presentazione sarà la nostra vita e di conseguenza la nostra testimonianza. E infine, una garanzia: l’ultima parola spetta a Dio, e non alla morte o alla “fine” che sovente sembra occupare tutti gli spazi delle nostre parabole esistenziali. Così non è, perchè tutti capelli del nostro capo sono contati, ossia, la minima cosa appartenente alla nostra vita non svanirà. 

Ma come si fa a vivere questi atteggiamenti? Mi viene da rispondere con le parole del Libro della Sapienza che  abbiamo meditato a Messa questa settimana nella nostra “liturgia quotidiana”. A un certo punto, dopo avere descritto le caratteristiche di questa meravigliosa ispirazione di Dio, si dice: “la Sapienza crea amici di Dio e profeti”.  

Sarebbe bello questo, che noi, individualmente e come comunità cristiana fossimo attenti a custodire il legame con Dio: “amici di Dio”, attraverso la conoscenza e la meditazione della parola di Dio, per diventare “profeti”, ossia, uomini e donne capaci di vivere il loro PRESENTE (e non predire il futuro) a partire dalla Sapienza del Regno di Dio, dove insieme annunciamo un modo umano di vivere in grado di prendere delle posizioni e stare in modo possibilmente propositivo e operativo, davanti alla fame, alla sete, alla malattia, alle prigionie, ai forestieri incontrati lungo la strada e a coloro che sono privi di abiti e protezioni. Questo è un orizzonte in grado di indicare nuovi orizzonti buoni, prima di ogni progettazione tecnica e pastorale. Alias … Vangelo!