Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

É più facile vivere la festa della Trinità che pronunciarne il nome. Quando ne sentiamo parlare ci vengono in mente grandi teoremi teologici e libroni impolverati con ragionamenti per addetti ai lavori. In realtà, dire che il modo cristiano di pensare a Dio contemporaneamente nel suo essere Padre, Figlio e Spirito Santo, significa semplicemente affermare che Lui si mostra a noi come un legame. Un legame saldo, indistruttibile e importante. Un Padre che manda un Figlio per mostrarne il volto, pronunciarne le parole e farne i gesti, e un Figlio che si lega ai “figli di Dio”, che siamo tutti noi, donando loro un soffio, un “respiro” così grande e importante da essere definito Santo. Domenica scorsa dicevamo che nel corso della Storia della Chiesa abbiamo passato più tempo a rimpiangere il nostro essere tristemente “figli di Eva”, anziché entusiasmarci per la consapevolezza di essere “figli di Dio”; con la festa della Trinità, potremmo anche  affermare che, grazie allo Spirito di Dio, noi ormai apparteniamo pienamente alla vita di Dio e non siamo delle isole sparse in un oceano ma dei figli destinati a una vita piena legati tra loro e con Dio. Ce lo ripetiamo con un segno, che apre e chiude la giornata di tanti di noi, il segno della Croce, ossia della vita del Figlio di Dio donata sino alla fine: nel nome di Dio anche la nostra vita assume la forma di un legame sempre rinnovato e indistruttibile! E noi, siamo segni di questo forte legame vitale?

Buona Domenica!

Don Luigi

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