XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

VALORI … 

 In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Questa foto me l’hanno mandata su Whatsapp. É molto eloquente e fa pensare al Vangelo domenicale. Immagino la scena di chi potrebbe trovare per strada un pezzo di carta come quello: “Uauh, ho trovato 20 euro!” E poi la delusione – per chi non fosse  interessato all’argomento – altrimenti un sorriso É vero, ci troviamo davanti a un’operazione di dubbia efficacia in ordine all’Evangelizzazione, però è vero che noi abbiamo gli occhi che cadono su quello che ci interessa;  inoltre  ci aiuta a capire bene anche il senso del Vangelo. Davanti al desiderio di Erodiani e Farisei di condannare Gesù con la loro domanda senza via d’uscita, il Rabbi invita i suoi accusatori a farsene un’altra: “di chi è l’immagine riportata sulla moneta?”. La risposta è: “Cesare!”. Appunto. Per il Maestro, ai cesari e ai potenti della terra appartiene tutto il mondo dei valori pecuniari; ma ci sono altri valori, quelli del Vangelo – che non sono necessariamente in contrapposizione – ma sicuramente ci aiutano a “valutare” in modo nuovo il nostro modo di vivere il rapporto con i nostri averi. Nel Vangelo, come nella vita, il problema non sono le cose, ma il COME, il MODO in cui ci rapportiamo con esse e di conseguenza con il mondo.  Le priorità che stabiliscono il nostro modo di essere, programmare, sognare, relazionarci e impostare la nostra vita. Insomma, anche per i  cristiani si tratta di VALORE. Si tratta di chiedersi se il “culto” a quell’immagine e a tutto ciò che rappresenta sia un riferimento per il quale dare la nostra vita. Per il Vangelo e per il Dio che noi diciamo di credere, l’immagine vera per la quale vale la pena vivere è Gesù Cristo: Lui è immagine dell’uomo pensato da Dio e realizzato nella sua pienezza. “Usare” di Lui, possederlo come “tesoro prezioso” che conseguenze apre alla nostra vita? Che cosa ci fa “guadagnare” di importante? La risposta dipenda da noi, da quanto lo rendiamo il nostro affare per eccellenza!

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

INVITO A NOZZE … 

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.  Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.  Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse:  “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Quando si dice: “ANDARE A NOZZE!” … 

Però il Vangelo ci fa vedere che non sempre gli inviti sono accettati, perché, prima di tutto ci sono occupazioni impellenti, e allora non te ne curi, e torni al tuo campo, ai tuoi affari: più urgenti, più importanti! 

Mi piacerebbe che ci facessimo accompagnare, questa settimana, da due espressioni che possono farci riflettere: 

  1. La parola INVITO. Mi fa venire un mente i mille inviti che ogni giorno ci vengono proposti. Inviti che nascono dalle nostre storie, dai nostri cuori e dalle nostre menti. Inviti che troviamo quando accendiamo il computer o assistiamo a  un talk show, inviti dalle scelte delle nostre compagnie, inviti dei cartelloni pubblicitari che costellano di promesse e luci il nostro immaginario e la nostra fantasia. Noi a quali inviti diciamo di sì? Quali voci assecondiamo? Gli inviti ai quali partecipiamo dove ci conducono realisticamente? Anche Gesù fa un invito: c’è un tavolo preparato per noi, c’è una vita a disposizione, c’è una parola che ti permette di fare una gerarchia di cose importanti, che contano. Che me farò di questo invito? 
  2. C’è posto per i BUONI e per i CATTIVI. Quello che fa la differenza è la disponibilità: “quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali”. Penso che sia giusto ritenere che il vero “motore” della vita sia la nostra disponibilità – nel nostro essere più o meno buoni – ad ascoltare gli inviti che la vita ci offre. Nulla è più bello e compiuto di una persona che – per definirsi  cammina.  Nel cammino l’apertura dell’orizzonte, la sorpresa oltre la curva, la nascita di un nuovo panorama, la scoperta di un tesoro mai visto prima.  Un caro augurio di buona settimana!

ORARI DI CATECHISMO 2020 – 2021

RIPARTIAMO DAL CENTRO

CARI GENITORI

sono riprese, bene o male, tutte le attività che contraddistinguono la nostra normalità. Anche noi, come comunità parrocchiale, vogliamo ripartire! Abbiamo voglia di vederci dopo tanto tempo che gli incontri di natura più comunitaria hanno dovuto cedere il passo a eventi più particolari e circostanziati. Insieme alle catechiste, vivendo ancora nell’incertezza del periodo, per evitare contagi o potenziali errori, abbiamo pensato di farlo nella Casa del nostro Maestro Divino, che è la nostra chiesa parrocchiale.

Ci rivedremo in sicurezza, genitori e figli – come grande famiglia costituita da tutte le nostre famiglie – celebrando la Messa delle 10,30 e fermandoci subito dopo.

In occasione degli incontri si faranno anche le iscrizioni all’anno catechistico. Gli incontri termineranno alle 12,15 circa.

CALENDARIO DEGLI INCONTRI DI OTTOBRE E NOVEMBRE

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III elementare: 8 novembre e 6 dicembre 

IV e V elementare: 11 ottobre e 15 novembre 

I e Il media: 18 ottobre e 22 novembre 

III media e Cresimandi I superiore:  25 ottobre e 29 novembre

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*Per la I e II elementare, gli incontri inizieranno a gennaio, in date e giorni ancora da definire.

*Per III media e Cresimandi verranno organizzati ulteriori incontri in presenza a partire da mercoledì 28 ottobre, ogni quindici giorni, dalle 18.00 alle 19.00 (I Superiore: 28/10 – 11/11 – 9/12; III media: 4/11 – 18/11 – 2/12 – 16/12)

Vi aspettiamo!

Don Luigi e le catechiste

 

ALTRO … (riflessioni sul Vangelo domenicale)

“non angustiatevi per nulla”

“che supera ogni intelligenza”

 
 E’ un Vangelo molto difficile questo per me.
E deve essere stata una parabola molto difficile da pronunciare per Gesù stesso secondo me. Lucidamente tratteggiava quello che sarebbe avvenuto. Ciò che Gli sarebbe accaduto. Quella che era la Sua missione fin dal principio e che pure era e continua ad essere così ingiusta. O così ingiusta almeno secondo la logica umana.
 
Per questo mi tranquillizzano molto le parole di San Paolo. Mi farebbe quasi piacere che questa domenica la Seconda lettura fosse letta dopo il Vangelo.
Quando dice che la pace di Dio supera ogni intelligenza mi fa immaginare un Dio comunque conscio intrinsicamente dei nostri limiti e che ci dice di non avere paura, che la sua “pace” la sua “intelligenza”, la “sua” volontà” superano così tanto le nostre da ricondurre anche tutto ciò che – apparentemente – non ha senso a qualcosa di “altro”.
Forse l’espressione “disegno divino” è abusato ed inflazionato, ma questo “qualcosa di altro” governato dalla Sua intelligenza in un qualche modo mi tranquillizza. 
(…)
Ma “solo per oggi” voglio “non angustiarmi per nulla” perchè c’è UN’intelligenza “che supera ogni intelligenza” e alla quale aprire la porta perchè possa entrare la Sua logica e la sua pace.
D’altro canto, non valiamo forse noi tutti più degli uccelli del cielo e dei gigli di campo?

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IGIENIZZARE, SANIFICARE, DISTANZIARE! 

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.  Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».  E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Per la terza domenica consecutiva il Vangelo ci manda a lavorare nella vigna. La vigna della nostra vita, della carne, della storia, delle lacrime, della gioia e insomma … della nostra umanità. Il padrone della vigna di questa parabola prepara accuratamente ogni cosa perché  possa dare frutto, e poi parte lontano: tutto è affidato alle nostre mani. Mani che amministrano. Mani che dovrebbero operare al meglio per consegnare frutti copiosi al momento del raccolto. Tuttavia sappiamo bene che le nostre azioni – le cose che noi facciamo –  altro non sono che FRUTTO di pensieri,  di stati mentali e orientamenti. Mentre il Vignaiolo opera desiderando e sognando frutti, le azioni dei contadini a cui era stato affidato l’appezzamento hanno in mente altre cose: bastonare, uccidere, lapidare, avere l’eredità, al punto da togliere la vita addirittura al figlio del padrone. 

San Paolo, da parte sua, nella seconda lettura suggerisce anche un elenco di azioni che dovrebbero essere “oggetto dei nostri pensieri”: “quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode” (esercizio: quanto, di questo, c’è nelle nostre consapevolezze?).

Sono ormai alcuni mesi che igienizziamo le mani, sanifichiamo gli ambienti e gli oggetti e prendiamo le giuste  distanze da quanto potrebbe contagiarci ed essere letale per la salute. Giusto! Sarebbe interessante, però,  di fronte a tutti i “servi”, messaggeri e al Figlio  – che ogni domenica il Padre ci manda quando celebriamo l’Eucarestia – provare a sanificare  e igienizzare i pensieri che stanno alla base dei nostri modi di vivere e di essere, per cominciare a prendere le distanze da quanto fa male, a noi e agli altri, e finalmente riscoprire che le Parole di Dio potranno custodire i nostri cuori, le nostre menti e … le nostre vite! 

 Questa settimana sarebbe bello pensare a quali sono i pensieri che stanno dietro le nostre azioni (inviare eventuali contributi di pensiero da condividere sul sito a l.lucca71@gmail.com ) . 

DAL NO AL SÍ

Pensando ai nostri NO diventati poi dei SI o che avremmo dovuto fare diventare tali, mi sono ricordato un episodio di parecchi anni fa. Quando ero adolescente, con il gruppo del catechismo ci fu data la possibilità di andare a trovare degli anziani in una casa di riposo, ma non la presi tanto in considerazione. Arrivato il giorno stabilito per andare a trovare gli anziani, sentì i miei amici e nessuno sarebbe venuto, però io andai ugualmente. Fui accompagnato da persone che vivevano periodicamente l’ incontro con loro e probabilmente era la prima volta che entrai in una casa di riposo e ho ancora vivo in me l’ incontro che vissi con anziani in un letto che ti guardavano e ti dicevano: “ricordati di pregare per me, non ti dimenticare di pregare per me”. In quella situazione io mi sentii assolutamente incapace e fuori luogo ma il sì che dissi quella volta mi servì per tutta la mia vita.

Pensando alle nostre famiglie mi chiedo se riusciamo a far prevalere il SI invece del NO nel servirci l’ un l’ altro. Nel dire il nostro SI al padrone della vigna vuol dire essere disponibili ad accogliere l’ altro, a servirlo e chissà se nelle nostre case c’è la corsa a chi serve per prima e servire con gioia e non con il musone o sbruffando.

Concludo questa breve riflessione con la chiamata di Matteo che ricorreva il 21 Settembre.

Matteo era chiamato Levi, nella lingua ebraica, e il mestiere che svolgeva, l’ esattore, era ritenuto infamante perché riscuoteva le tasse per conto dei dominatori stranieri. Gesù, mentre sta camminando per le vie di Cafarnao, lo vede e, invece di passare oltre guardandolo con disprezzo come tutti facevano, si ferma e lo chiama: “Seguimi!”. Bastò questa sola parola e Matteo “si alzò e lo seguì”. Quel che conta per Gesù non è la condizione nella quale ognuno si trova, ma l’ accoglienza nel proprio cuore alla sua chiamata. E’ quel che fece appunto il pubblicano Matteo. E la sua vita da quel momento cambiò. Fino ad allora aveva pensato ad accumulare per sé. Da quando ascoltò quel Maestro non fece altro che seguirlo. Non fu per lui un sacrificio, al contrario fu una festa. Comprese che Gesù non chiamava per rubare la vita o per renderla più triste, al contrario per rendere partecipi al suo grande sogno sul mondo.

In questo breve testo Matteo non disse ne SI ne NO ma si alzò e lo seguì. Bellissimo! Secondo me come fa è molto più incisivo e drastico (di un SI) perché non vuole più avere niente a che fare con quello che faceva prima.

SILENZIO!

Gesu’ non ha mai paura dell’errore, non si ferma. L’errore non lo ferma e non gli impedisce di amare ed “andare avanti”.

Lo dice con la parabola del figlio che, nonostante l’errore dell’iniziale rifiuto, va nella vigna. E lo dice nella prima lettura quando – attraverso Ezechiele – parla del malvagio che si converte dalla sua malvagità e TORNA a vivere, nonostante tutti gli errori e la malvagità, torna a vivere!
Quante volte invece non riesco ad andare avanti rispetto all’errore. Quante volte anzi “l’errore” diventa la scusa per rimanere fermi e consolidarsi nell’errore. Quasi come in quei quiz in cui se sbagli sei eliminato, commettere l’errore – qualunque esso sia – diventa il pretesto per auto tirarsi fuori dalla logica totalmente altra del Vangelo. É come quasi se ci si  affezionasse all’errore, quasi che questo diventi la giustificazione e l’occasione per deresponsabilizzarsi (quanto tempo passiamo a giustificarci e ad auto-deresponsabilizzarci) e per starne fuori.
E diventa difficile scegliere di ascoltare un Gesù che non smette incessantemente di uscire a chiamare per lavorare nella sua vigna. La vigna ha bisogno di lavoratori, ma io come il secondo figlio rispondo sempre “presente!”,  ma raramente mi sporco poi realmente le mani di terra.
Diventa difficile accettare un Dio che non si impone con fragore ma che richiede il silenzio, un Dio che va cercato nel silenzio, un Dio che riempe solo gli spazi che gli permettiamo di riempire.
In un mondo in cui tutto urla, e in cui tutto è fatto per occupare il tempo, diventa difficile trovare la forza di fare come il malvagio convertito e tornare a VIVERE il tempo, non occuparlo e/o riempirlo.

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

NON É GIUSTO!

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli». – Parola del Signore.

Dal libro del profeta Ezechiele

Così dice il Signore: 25«Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? 

Per fortuna a volte il modo di pensare di Dio non è corretto, non è giusto, non coincide con il nostro modo di pensare, agire e  valutare ma, come quello di ogni padre e madre che amano i loro figli, nasce a partire da una misericordia incondizionata. Anziché misurarci con il bilancino  per i nostri errori e le nostre mancanze di prontezza gradisce e accoglie sempre il gesto di chi ci ripensa e torna a lui per “trovare la vita”. Perché alla fine si tratta di questo: non qualcosa che noi facciamo per Dio – dandogli chissà quale onore o rivolgendoGli chissà qualche lode – ma della possibilità di ritrovare per noi la strada della vita. Domenica scorsa parlavamo della fede come di “resa alla luce”, potremmo anche definirla una “resa alla vita”, quella vera. Potremmo parlare di consenso alla speranza che il Padre continuamente rivolge a ognuno di noi, mettendo anche dentro il nostro cuore la certezza che nelle sue mani il lavoro nella vigna dove ci invita a lavorare porterà sempre e inequivocabilmente molto frutto. Anche se prima, tante volte, gli diciamo subito di no. 

 

Questa settimana sarebbe bello pensare a quali sono i nostri NO che potremmo e dovremmo convertire in SÍ  (inviare eventuali contributi di pensiero da condividere sul sito a l.lucca71@gmail.com ) . 

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

CHIAMATE

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba
per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”…

Nella vita è più importante guadagnare tanti soldi o sentirsi utili a fare qualcosa per qualcuno? É meglio stare in una piazza a bighellonare dal mattino alla sera senza nessun senso, oppure ascoltare una voce che finalmente ti inviti a scoprire che qualcuno si è accorto di te, e che c’è posto, sempre, in una vigna che ti sta aspettando? Sono ormai tre domeniche che Gesù ci sta sollecitando in modo estremamente provocatorio, forse per suggerirci che a volte, per dare delle risposte significative occorre fare un salto, un gesto che faccia la differenza a partire dal desiderio di perdonare a tutti i costi “il fratello che ha qualcosa contro di me”; di provare ad amare non sette volte, ma settanta volte sette; di imparare che il guadagno più grande non consiste nel vedere la differenza tra quanto prendo io – che penso di avere lavorato dalla prima ora – e quelli che sono stati chiamati l’ultima ora, ma, come dice la colletta della Messa, di scoprire continuamente “l’impagabile onore di lavorare nella (sua) vigna fin dal mattino”. 

In questo frangente di chiamate e di piazze mi viene in mente la vicenda di Willy, il ragazzo capoverdiano ucciso a calci da quattro energumeni perché andato a difendere l’amico malcapitato. Guardi le foto, leggi delle cose, senti le storie. Mi faccio tante domande. Penso alle persone indignate soprattutto dal fatto che i quattro amici che amavano e avevano auto di lusso, facevano vacanze a cinque stelle, erano disoccupati e percepivano il reddito di cittadinanza. Cosa c’era dietro i muscoli, dietro i tatuaggi? Che chiamata avevano ricevuto? Penso a Willy che non passa indifferente accanto al male anche se in netto svantaggio di fronte alla potenza ostentata degli altri: cosa fanno un paio di occhi pieni di vita e un sorriso spontaneo e indifeso? Che voce c’era dietro le sue scelte? Chi c’era? Ognuno deve darsi delle risposte e non rimanere indifferente. Dico solo che il vuoto è terribile. Ha osservato giustamente la Furlan: “Willy è morto a causa di questo clima di incitazione all’odio e alla violenza, di questa continua sequela di provocazioni, che trovano oggi un humus fecondo nel linguaggio sguaiato e senza alcun controllo dei social network, nella disinformazione organizzata, nella cattiva ideologia di chi vuole mettere in discussione ogni forma di solidarietà, di inclusione, di equità e lotta alle diseguaglianze sociali. Lo stesso clima che si intravede quando con indifferenza e cinismo si mette in discussione il dovere universale di salvare una vita umana che lotta per non affogare nel Mar Mediterraneo”.

E allora ben venga una Parola, una Logica, una Presenza diversa come  quella di Gesù, attraverso cui posso dare alla mia umanità la possibilità di trovare un senso, una profondità e un significato che non fanno male a nessuno, anzi, che  danno la vita dando la vita. 

La cosa bella è che ricevi sempre e subito il massimo salario solo per il fatto che hai cominciato a lavorare e hai risposto all’invito. 

Questa settimana proviamo a pensare e condividere cosa significhi PENSARE CON LA LOGICA DI GESÚ  (inviare contributi di pensiero a l.lucca71@gmail.com ) . 

COMPASSIONE … pensieri di un parrocchiano

Mi ha fatto molto pensare nel Vangelo di Domenica scorsa quando il Re ebbe compassione del servo. Sono andato a vedere il significato di compassione sul vocabolario: Sentimento di pietà verso chi è infelice, verso i suoi dolori, le sue disgrazie, i suoi difetti; partecipazione alle sofferenze altrui. Nel mio piccolissimo mondo, con tutte le difficoltà che ho, trovo che è sempre più difficile trovare compassione, anzi se mai è l’ opposto…ma andiamo sempre avanti controcorrente (quindi essere compassionevoli) e contenti sicuri che l’ Amore vince e vincerà sempre anche se magari non vedremo i frutti.
Altra cosa che mi ha fatto pensare sono due fatti di cronaca come la morte di Willy e la morte di Don Roberto. Fa paura pensare che delle persone possano prendere a calci e pugni una persona fino a farla morire…pazzesco! Gli accusati dell’ omicidio di Willy entrando in carcere sono stati accolti a sputi…
…e Don Roberto che viveva la compassione è stato ucciso dalla persona che riceveva compassione e che gli stava dando una nuova possibilità di vita.
Molto vicino il Vangelo al nostro quotidiano come è sempre…