SESTA DOMENICA DEL TEMPO DI PASQUA C

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Se uno mi ama, osserverà la mia parola. «Se uno ama me»: è la prima volta nel Vangelo che Gesù chiede amore per sé, che pone se stesso come obiettivo del sentimento umano più dirompente e potente. Ma lo fa con il suo stile: estrema delicatezza, rispetto emozionante che si appoggia su di un libero «se vuoi», un fondamento così umile, così fragile, così puro, così paziente, così personale. Se uno mi ama, osserverà… perché si accende in lui il misterioso motore che mette in cammino la vita, dove: «i giusti camminano, i sapienti corrono, ma gli innamorati volano» (santa Battista Camilla da Varano). L’amore è una scuola di volo, innesca una energia, una luce, un calore, una gioia che mette le ali a tutto ciò che fai.

«Osserverà la mia parola». Se arrivi ad amare lui, sarà normale prendere come cosa tua, come lievito e sale della tua vita, roccia e nido, linfa e ala, pienezza e sconfinamento, ogni parola di colui che ti ha risvegliato la vita. La Parola di Gesù è Gesù che parla, che entra in contatto, mi raggiunge e mi comunica se stesso. Come si fa ad amarlo? Si tratta di dargli tempo e cuore, di fargli spazio. Se non pensi a lui, se non gli parli, se non lo ascolti nel segreto, forse la tua casa interiore è vuota. Se non c’è rito nel cuore, se non c’è una liturgia nel cuore, tutte le altre liturgie sono maschere del vuoto.

E noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.

Verremo. Il Misericordioso senza casa cerca casa. E la cerca proprio in me. Forse non troverà mai una vera dimora, solo un povero riparo, una stalla, una baracca. Ma Lui mi domanda una cosa soltanto, di diventare frammento di cosmo ospitale. Casa per le sue due promesse: lo Spirito e la pace.

Lo Spirito: tesoro che non finisce, sorgente che non tace mai, vento che non posa. Che non avvolge soltanto i profeti, le gerarchie della Chiesa, i grandi personaggi, ma convoca tutti noi, cercatori di tesori, cercatrici di perle: «il popolo di Dio per costante azione dello Spirito evangelizza continuamente se stesso» (Eg 139), Parole come un vento che apre varchi, porta pollini di primavera. Una visione di potente fiducia, in cui ogni uomo, ogni donna hanno dignità di profeti e pastori, ognuno evangelista e annunciatore: la gente è evangelizzata dalla gente.

Vi lascio la pace, questo miracolo fragile continuamente infranto. Un dono da ricercare pazientemente, da costruire “artigianalmente” (papa Francesco), ciascuno con la sua piccola palma di pace nel deserto della storia, ciascuno con la sua minima oasi di pace dentro le relazioni quotidiane. Il quasi niente, in apparenza, ma se le oasi saranno migliaia e migliaia, conquisteranno e faranno fiorire il deserto. (Ermes Ronchi) 

QUINTA DOMENICA DI PASQUA, C

“TU LA SAI, LA GRAN NOVITÁ?”

Dal Vangelo secondo Giovanni

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

A volte, sentendo delle parole, dei verbi e delle frasi, mi vengono in mente, in automatico, delle canzoni. 

Oggi davanti al Vangelo, nel quale Gesù dice di dare un comandamento nuovo, mi è venuto in mente un ritornello di una pubblicità di un mobilificio torinese che passava nella televisione in bianco e nero della mia infanzia tra un cartone animato e l’altro. Diceva: “tu la sai, una gran novità, i pellerossa sono in città … (ecc.)!”. A dirla tutta, vedere dei pellerossa e degli indiani attraversare le strade di Torino sì che sarebbe stata una gran novità, ma sentire dire da Gesù che il comandamento dell’amore è nuovo, mi sembra immediatamente un dejá vu … come dire: “che scoperta!”, come se non sapessimo che senza l’amore tutta la vita non ha senso e rinsecchisce in se stessa ritorcendosi come una foglia avvizzita, di quelle che trovi in autunno lungo le strade. Roba che ci lascia quasi indifferenti …

Si sa, ma veramente basta saperlo? No! Forse, PROPRIO NO, e forse quell’aggettivo adoperato da Gesù è ancora il solo in grado di modificare le coordinate di quel mondo SUPER VECCHIO che si basa sulla ripetizione coatta e pilotata di gesti, pensieri e cose che non gli stanno dando più nulla di nuovo, ma anzi, continuano a succhiare quelle poche risorse che, ancora sarebbero in grado di riscattare l’uomo dalla condanna a morte alla quale con sempre più rapidi passi si sta orientando giorno per giorno, chiamandola evoluzione, libertà, tecnologia, rispetto, capitalismo … 

Allora, Il Vangelo è un  manuale d’istruzioni per passare dall’oscurità alla luce; per noi che siamo persi nei meandri degli schemi mentali ripetitivi, Gesù rappresenta la possibilità di una nuova visione del mondo . Spesso questo cambiamento accade quando riusciamo a coltivare un po’ di fiducia nell’esistenza come se noi, a un certo momento ci lasciassimo andare da quello scoglio a cui siamo aggrappati per rivolgere gli occhi dei cuori al suo sguardo.  Diventare più consapevoli significa, un po’ alla volta, diventare più responsabili di ciò che pensiamo e delle parole che pronunciamo… Per capire il Vangelo, è necessario rendersi conto di questo: le parole che Gesù pronuncia sono enormemente intrise di forza, di novità, di presenza di tutte le forze del Cielo che invocate sostengono il desiderio di dare vita alla vita. Se qualcuno ci dirà che vi vorrà bene, può darsi che ciò accada o non accada; se Lui ci dirà di amarci, lo farà sino alla fine: “Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al padre, dopo avere Amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. 

E Gesù dà questo comandamento dopo essere stato tradito da Giuda.

Il comandamento dice di imparare ad amare COME Dio: ma io, so farmi amare da Lui?

Gesù lo sapeva. Per questo ha deciso di amare così, totalmente. Nietzsche scriveva che c’è sempre follia nell’amore, ma anche che la follia ha le sue ragioni.

Gesù lo sapeva bene, e questa è proprio LA gran novità!

QUARTA DOMENICA DI PASQUA – C

VOCI E VISIONI … 

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». 

Chissà perchè in questi giorni mi ritorna in mente quell’espressione adoperata da Giovanni nel libro dell’Apocalisse, quando dice: “mi girai per vedere la voce”? 

Forse il Vangelo dice il senso di questa espressione, quando Gesù, presentandosi come il pastore che conduce le sue pecore ai pascoli della vita afferma: esse “ascoltano la mia voce”. Ascolto è VISIONE di futuro. Perchè noi diventiamo quello che ascoltiamo. Siamo il presente del passato del nostro ascolto. Quando il bambino sente la voce della mamma non sa ancora perchè, ma il suo cuore è pieno di gioia, perchè sa che sta arrivando la presenza che lo accudisce, lo nutre, lo circonda di affetto e di tenerezza. Il suono di questa voce gli è già sufficiente per farlo sorridere, per illuminare i suoi occhi, per fargli tendere le braccia, sa che la voce è rivelazione di chi parla e di chi incontrerà. Anche la Parola di Dio è così: la senti e quando inizi ad accoglierla, ossia, ti giri verso di essa per permettere di raggiungerti, tu inizi a VEDERLA, perchè prende forma, si concretizza, apre il tuo mondo e lo riempie di significato. E il tuo cuore, come quello di un bambino, ricomincia a riempirsi di gioia perchè sai che quella Parola coincide con Colui che la dice: il Signore Gesù. 

Gesù fa una promessa: “io dò loro la vita eterna”. Ossia, Gesù comunica con noi affinché la nostra vita sia custodita e mai distrutta da nessuna forza avversa e nessuna comunicazione ammalata. Noi siamo circondati dalla parole. La nostra mente, quando la nostra bocca è chiusa, ci parla, ci dice tante cose. Alcune parole ci fanno bene, altre ci ammalano. Quella di Gesù vuole essere un DONO DI VITA COSTANTE: quando mi metto ad Ascoltare il Vangelo è come se mi mettessi davanti al sole: per essere scaldato nel gelo del mio cuore, per essere illuminato quando ho la percezione che attorno a me c’è ben poca luce in grado di farlo. 

E infine: “nessuno le strapperà dalla mia mano”. NIENTE! NESSUNO! Non ci sarà mai nulla di perduto. Perchè Gesù e Dio sono UNO, e noi siamo anche uno in Gesù che è in Dio. Niente ci strapperà dalle mani di questo amore che ci viene incontro e vuole proteggerci. Neanche la morte. San Paolo lo aveva capito: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? “ , risposta: … “in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze,  né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore”.

Proviamo a vivere questa settimana IN ASCOLTO, orientati VERSO QUANTO CI DÁ VITA  e SICURI CHE NELLE SUE MANI non ci sarà mai, ma proprio mai, nulla in grado di toglierci la vita. Neanche la morte!

TERZA DOMENICA DI PASQUA – C

NON OSAVANO …

Dal Vangelo secondo Giovanni 

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Ma che strano, Gesù, il Risorto, torna tra i suoi discepoli e questi non si accorgono che è Lui! Com’è possibile, dopo averci trascorso tre anni assieme, dopo avere condiviso cammini 24 ore su 24: non si accorgono di Colui che è stato il loro Maestro e il loro Signore? E questo non capita solo immediatamente dopo la Resurrezione, ma anche dopo … infatti, ci dice il Vangelo, “era la terza volta che Gesù si manifestava”. É interessante: i discepoli – come anche noi, suoi discepoli di oggi – siamo nella medesima situazione. Noi a volte ci diciamo … “se solo lo vedessimo, ci accorgeremmo di Lui” … Così non è invece, perchè loro vedono e non si accorgono. 

Il Vangelo ci dice allora una cosa che vale PER TUTTI: sia per  chi l’ha visto, sia per chi non l’ha visto: IL RISORTO SI CONOSCE SOLO NEL RI-CONOSCIMENTO DEI GESTI CHE CI HA LASCIATO IN SUA MEMORIA PER RACCONTARCI E PERMETTERCI DI FARE ESPERIENZA DELLA SUA PRESENZA IN MEZZO A NOI. E quali sono questi gesti? 1. La Parola e 2. Il Pane della vita: preso, spezzato, condiviso e donato. Ossia, anzitutto, l’Eucarestia. Ossia, di conseguenza, ogni pensiero e ogni gesto che nell’amore e nel dono trova la sua sorgente per ostacolare ogni forza di morte che si trova lungo il cammino. E che accade “ogni volta che lo avete fatto (e riconosciuto) al più piccolo dei miei fratelli”. 

La coscienza dei sette discepoli che quello era Gesù sorge proprio così:  nel momento che si affidano e si fidano del suo invito a gettare la rete dall’altra parte, dopo una notte di pesca infruttuosa (la Parola di Dio) e dal modo di Gesù di avvicinarsi, prendere il pane e donarlo. Pane e Parola: Eucarestia. Vivere la Messa, allora, significherà ricomporre le nostre diversità attorno al solo che rimane sempre se stesso per noi: Gesù. Attorno a quell’UNICO che armonizza tutte le nostre differenze che si ricompongono e re-suscitano ogni volta che ne viviamo consapevolmente l’incontro. Finalmente riconosciuto: ” E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore”.

SECONDA DOMENICA DI PASQUA

SE NON VEDO LE FERITE … 

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Anche quest’anno voglio rinnovare la tessera del Partito dell’Apostolo Tommaso: imparando a dirmi e ridirmi che QUEL  Signore Risorto è QUEL Signore Crocifisso: con le mani bucate e il fianco ferito. Il Signore vittorioso, che è VIA, VERITÁ e VITA – anche nella nostra Chiesa – sta tra la vetrata della Passione e quella della Resurrezione. Non c’è solo quella della vita semplicemente esplosa e luminosa: il Vangelo si adagia totalmente nei solchi profondi provocati dalle nostre lacrime, per destinarle ad altri orizzonti. Altrimenti torniamo al dio-di-satana: vittorioso, splendente, sola luce, fuochi d’artificio ed effetti speciali: questa roba non rispetta la serietà e la fatica della vita, non mi interessa. E infatti lo si lascia, come fanno la maggior parte delle persone, non passando dal Vangelo per (non) credere in Dio. 

Ci rimane solo a disposizione quel “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”; una frase che – nonostante la nostra supposizione che il fatto di vedere il Maestro evitasse le fatiche che noi dobbiamo fare per avere fede in Gesù – ci ricorda che il Signore, in realtà, non si conosce quando lo si vede con gli occhi, ma nel momento in cui, fidandosi e credendo in Lui, ci si ri-crede sul nostro personale modo di vedere e concepire Dio. Fin dalla Pagina dell’Annuncio di Gabriele a Maria, il Vangelo mette in evidenza questo fatto: Dio lo vedi perchè lo ascolti e lo accogli. Il tuo cuore disposto a farsi modellare da questa parola, che non si può possedere ma soltanto ricevere, propizierà e renderà possibile la constatazione che quando inizi a fidarti di Dio e ad affidarti a Lui inizi a vedere la tua vita e il tuo mondo in modo nuovo e diverso: da resuscitato. Ossia, NUOVAMENTE SUSCITATO e RIMESSO IN PIEDI, CAMBIATO. I discepoli incontrati dal Risorto sono proprio i “cambiati” nel loro modo di concepire Dio e la loro umanità. Le porte della paura sono chiuse, ma Gesù è in mezzo:  entra vita, aria, luce, inizia la missione della Chiesa che nasce da un amore accolto che riempie il cuore di pace e scatena la gioia di sapere che la vita ha un senso nuovo e tutto diverso.