SPERANZE

Quale parabola può essere più adatta alla cultura contadina di noi langaroli che abitiamo tra queste stupende colline e che conosciamo la dedizione e la fatica con cui si semina, valutandone i tempi  e le lune migliori, senza sapere se si potrà  raccogliere, sperando nella clemenza del tempo atmosferico, nell’assenza di malattie che possano compromettere  il raccolto o altro ancora.
Come è diversa questa logica da quella dell’ uomo moderno, preoccupato ed impaziente più di raccogliere i frutti che di preparare il terreno.
Lo sanno bene i genitori che non sempre   vedono  rispecchiati nei figli gli insegnamenti ed i valori che con fatica hanno cercato di trasmettere loro.
Eppure tra gli affanni e le preoccupazioni, ognuno di noi,  seppure con i limiti imposti dalla finitezza della condizione umana, continua con la propria vita a gettare semi che, con l’ aiuto dello Spirito,  possono fare crescere piante anche in condizioni non ottimali.
Ma ben più difficile e’ mantenere un cuore libero ed accogliente da permettere di farsi fecondare dai semi della Parola e diventare umili operai nella vigna del Signore,
E allora come dice il Signore” fa attenzione, stai tranquillo e non temere”, certi che Lui sa rivoltare le zolle del nostri terreni a volte stanchi e renderli nuovamente fertili e pronti per una nuova semina. E come scrive Cesare Cremonini in un sua canzone:”Ogni volta, ogni maggese che ritorna a dare vita ad un seme, sarà vita nuova anche per me”.
https://youtu.be/WHicetUYYb4

Leggerezza…  (sempre sul Seminatore)

Leggendo e meditando il Vangelo di Domenica scorsa, nella mia vita penso di essere stato un po’ un terreno sassoso, un po’ un terreno pieno di rovi ma la grazia di Dio mi ha fatto anche essere un terreno pronto ad accogliere il seme del Seminatore. Fa pensare questo Seminatore che allarga la mano e fa cadere i semi su tutto e su tutti rispettando i tempi di ognuno…in contrapposizione a com’è l’ agricoltura oggi. Un’ agricoltura meccanizzata dove ogni singolo seme non viene “lanciato” bensì viene “studiato”, piantato in un certo modo affinchè nessun seme vada perso e si ottenga da esso la massima resa possibile.

Quotidianamente dobbiamo camminare in terreni molto sassosi e pieni di rovi ma, piccoli gesti e azioni possono farci cambiare la giornata e ci fanno rinascere in un terreno fertile se abbiamo la disponibilità di accogliere il seme che ci viene dato e farlo crescere nel terreno in cui siamo.

Descrivo piccoli episodi magari ridicoli ma che mi fanno andare avanti perché è dalle piccole e semplici cose e azioni che il mondo va avanti e porta speranza, fiducia e voglia di lottare per un mondo migliore.

Era una giornata pesante sul lavoro, molte maldicenze, ambiente difficile, arido e molta tensione. Tornando a casa, un povero mi ha chiesto qualcosa. Mi sono fermato, due parole di incoraggiamento, un sorriso, una pacca sulla spalla (nonostante dentro fossi amareggiato) e una piccola offerta. Faccio tesoro dell’ insegnamento di Padre Celestino che un giorno mi disse: “ Gira sempre con 2 € in tasca in modo che se incontri qualcuno oltre a scambiare due parole possa anche comprarsi un panino o un pezzo di pizza o bere qualcosa”.

Sempre lo stesso giorno passando vicino ad un ristorante, vidi un orologio per terra. Mi chinai e lo portai all’ interno del locale e lo lasciai al proprietario perché probabilmente era di qualche cliente che lo perse appena uscito dal locale dopo aver mangiato. Una signora che era dietro me vide tutta la scena e dall’ espressione degli occhi, capii che mi sorrideva anche dietro ad una mascherina.

Ecco, io penso che le nostre giornate dovrebbero essere così “leggere” perché è la leggerezza che fa vivere.

Un ultimo episodio. I nostri nipoti trovarono una tortora che probabilmente era caduta dal nido. Mia moglie a cui piacciono molto i volatili, ne ebbe cura. A parte il primo giorno in cui si vedeva che il pennuto aveva il cuore a mille ed era impaurito, mia moglie cercò di ricreare nella gabbia le sembianze di un nido. Quasi mi commossi a vedere con quanto amore mia moglie la teneva in grembo e la imboccava perché non era in grado di mangiare da sola. Dopo alcuni giorni una ferita alla zampetta sembrava si fosse rimarginata e da dentro la gabbia sembrava volesse provare a volare. L’ abbiamo lasciata libera e dopo alcune prove di volo, un giorno partì. Dopo alcuni giorni mia moglie sentì un verso diverso dai soliti piccioni e guardando le parve che fosse la tortora che aveva curato e che fosse quasi venuta a ringraziare con un’ altra tortora. “L’ amore libera ed è liberante per il cuore”.

Mi ripeto sempre tutti i giorni. “ Fuggi il male e fai il bene! “. Cercando di tenere un terreno fertile quando passerà il Seminatore mi aiuto anche ascoltando una canzone breve di Cristicchi che si intitola “Lo chiedermo agli alberi”. Mi piace molto ascoltarla ad occhi chiusi perché le immagini distraggono e le parole entrano più in profondità. Vorrei condividerla con tutti e alla sera quando le tensioni, le incomprensioni della giornata appena trascorsa sono messe a tacere dall’ avanzare della notte, ecco che ascoltando il proprio respiro (come diceva Don Luigi) e questa melodia mi fa ben sperare per il giorno che il Signore vorrà ancora farmi vivere. Ecco di seguito:

 

CONTRIBUTO SUL VANGELO DEL SEMINATORE 

Il Vangelo ci  parla del seminatore, di frutti della terra. Quali sono i frutti che la vita ci offre? Non dobbiamo pensare solo al cibo che la terra produce, ma al cibo di Dio. Noi siamo tutti seminatori, c’è il proverbio che dice QUELLO CHE SEMINI RACCOGLI, ed è proprio cosi, quello che seminiamo raccogliamo, dobbiamo solo chiederci se abbiamo intenzione di seminare con l’aiuto di DIO o con il proprio IO. Se decidiamo di prendere la prima strada siamo sicuri di fare sempre bene, Dio è un ottimo consigliere, vuole solo il nostro bene e quindi siamo sicuri dei frutti che raccoglieremo.