SESTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – B

COMPLETAMENTE  FUORI!

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Sì, oggi i personaggi del Vangelo, che sono fondamentalmente il lebbroso e Gesù sono “fuori” da ogni punto di vista. Uno all’inizio del racconto, l’altro, Gesù, al termine. 

Da qualche domenica stiamo leggendo il primo capitolo del Vangelo di Marco: Gesù aveva guarito un uomo posseduto dal demonio nella sinagoga di Cafarnao – luogo di preghiera – ; poi, arrivato nella famiglia di Pietro, aveva guarito la suocera – casa, luogo di affetti – e infine davanti alla porta della casa del discepolo aveva guarito “tutti” i malati che gli portavano – il paese, luogo delle relazioni. 

Però Marco non si era accorto che a venire guariti non erano stati propriamente “tutti”; per lo meno, mancava uno all’appello, che era questo lebbroso, uomo obbligato a stare al di fuori dei luoghi religiosi, delle case e dei paesi. Lo imponeva la legge e lo ricorda la prima lettura: “Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: “Impuro! Impuro!”. Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento». Dura lex! Terribile. Un uomo che praticamente è una somma di sofferenze e non più uomo, perché, che uomo è uno che non può mettersi in relazione con niente e nessuno? 

Il lebbroso contravviene la legge e ha il coraggio di avvicinarsi a Gesù, che stava ANDANDO ALTROVE … per predicare il Regno di Dio, per liberare dai demoni, che, nonostante tutto si ferma e si fa interpellare dallo strazio di questa situazione. 

Bella la concatenazione di verbi di “presa a carico” del male, che dovrebbero anche interpellare le nostre “compassioni” per domandare quanto aprono risposte alla differenza e prese di posizioni concrete: “Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!»” … a volte le nostre compassioni si fermano alla testa, ma se non “tendiamo la mano” per fare qualcosa, a cosa servono? E poi una mano che non si tende per “toccare” la realtà che lo interpella, e per farsi toccare diventa possibilità di scambio, non solo di gesti, ma di comunicazione, trasformata in un dire la propria volontà a ridare luce là dove si trova il buio sulla strada. 

Tutto si paga. Gesù prende in carico il fratello e … “non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti” … “diventa come il lebbroso”, quello che era  obbligato a vivere in luoghi deserti … questo vuol dire prendere totalmente su di sé il destino del fratello che si ama. 

Distruggendo l’apparente solitudine in nuove relazioni, perché, ci ricorda Marco: “venivano a lui da ogni parte”. E non c’è deserto che tenga, anzi.