FESTA DELLA SANTISSIMA TRINITÁ

 Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 28,16-20

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono.
Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Ho letto che Elias Canetti, premio Nobel della letteratura,  nella sua conferenza-testamento, intitolata «La missione dello scrittore» scrive: «Nessuno sia respinto nel nulla, neanche chi ci starebbe volentieri. Si indaghi sul nulla con l’unico intento di trovare la strada per uscirne, e questa strada la si mostri a ognuno». Che cosa dire allora? Che parola? L’occasione ne richiede una nuova, o da riscoprire….

Mi sembra un bell’impegno per chi “lavora con la Parola”. Ritengo che un Parroco, la Chiesa, che dovrebbe parlare e rappresentare – come ci ricordavano gli Atti degli Apostoli domenica scorsa – la lingua “nativa” dello Spirito di Dio, che continuamente mette al mondo e fa nascere e rinascere, debba fare la stessa cosa. Inoltre questo compito non è solo per gli “specialisti”, ma per ogni battezzato, che si fa mettere al mondo dalla fiducia in quel Verbo che è diventato Carne in Gesù e diventa, ogni volta che è accolto, la Via da percorre, la Verità da accogliere  e la Vita da ricevere. 

Allora prendiamo questa Parola e proviamo a riflettere su tre suggestioni, che appartengono alla bellissima festa della Trinità, che ha lo scopo di ricordarci, alla radice del senso di ogni cosa, che anche Dio non vive un’esistenza, ma una co-esistenza permanente che trova la sua realizzazione e compimento quando noi la “ospitiamo” in quella stessa forma nella nostra vita, per farla diventare dono di senso, per noi stessi e per i nostri fratelli.

Ci sono 3 suggerimenti da elaborare in questa settimana: 

  1. “Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono”. Che strano! I discepoli l’hanno visto il Risorto. Hanno parlato con Lui! Hanno fatto esperienza concreta. Ma non basta! Il dubbio insinuato dal serpente ad Adamo ed Eva,  del libro della Genesi, rimane nel cuore degli uomini, e prende sempre lo spazio di un’ombra che cerca di togliere campo alla Luce di Dio. Ma c’è un messaggio grande, che è poi la novità del Vangelo: Gesù continua a fidarsi di loro. Dei dubbiosi. Di noi. E ci manda nel mondo, così come siamo, basta che siamo pronti a vederlo (ascoltarlo) e proviamo a darGli il nostro assenso. Io ci credo in questo Signore, lo accolgo totalmente? 
  2. Insegnando a osservare” … Ormai lo sappiamo a memoria. Insegnare significa SEGNARE DENTRO, lasciare una traccia … settimana aperta per lasciare “segni di Vangelo” nella vita e nella realtà. E quanto spazio di realizzazione c’è! Quanto terreno di missione! Ognuno di noi è chiamato a svolgere questo compito discepolare, portando VITA là dove c’è la morte in tutte le sue facce, e LUCE dove c’è il buio. Io che cosa farò questa settimana? Con chi? Quando? 
  3. E io sono con voi fino alla fine del mondo”: questa è la più grande rassicurazione. Noi “da soli non possiamo fare nulla!”. Ma non siamo MAI soli, perchè il Signore è con noi. La garanzia che appunto, la COESISTENZA non è semplicemente in cielo, ma in ogni terra che le fa spazio di ospitalità. Per renderla sempre più nuova. 

Avanti tutta e buona festa della Santissima Trinità!