Questa sera, mercoledì 14 alle ore 21,00
INCONTRO SUL VANGELO DI MATTEO
QUESTA SERA, LUNEDI 12 GENNAIO, ALLE ORE 21,00
FESTA DEL BATTESIMO DI GESÚ

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Gesù decide di FARSI BATTEZZARE da Giovanni Battista. Decide di IMMERGERSI pienamente nella storia di un’umanità fatta di limite, ingiustizia, violenza e peccato per riemergere dall’acqua al desiderio di una vita nuova, che dica Dio soprattutto nella condivisione di un cammino pienamente umano e umanizzante, nel quale Dio è coinvolto “nel figlio” in prima persona per indicare nuovi orizzonti di cammino e prospettive di salvezza, che prima di essere questione di teologia ed escatologia, sono l’offerta di una mano, di una presenza e di una differenza in grado di ridare sapore e vita al mondo disorientato e bisognoso. E accanto al FIGLIO di DIO ci dovrebbero essere anche tutti i FIGLI DI DIO che siamo noi, in prima persona, che ascoltiamo il Vangelo e celebriamo l’Eucarestia.
L’intenzione di Gesù dice proprio la volontà di farsi riconoscere in quella fila, dalla quale non prende le distanze ma con la quale si immerge totalmente. Lì vuole che sia riscoperto il volto di Dio, anzitutto.
L’adempimento di ogni giustizia forse consiste proprio in questa condivisione totale con la nostra umanità, che, celebrata in queste ferie di Natale, nel quale abbiamo ritrovato il senso della nostra rinascita nella Nascita del Figlio, apre al TEMPO ORDINARIO: la nascita di Gesù apre alla novità del tempo che trasforma la nostra ordinarietà nel luogo di relazione con Dio, vissuto in una normalità che trova la pienezza del suo significato nel nostro coinvolgimento nella storia e nelle nostre risposte personali.
E il Padre SI COMPIACE dei figli che vivono COME il Figlio, imparando da Lui. Il Padre non si è mai compiaciuto dei suoi figli quando pregano (ci mancherebbe, occorre farlo!), ma quando la preghiera (che è la relazione con Dio), diventa concretezza e si apre alla storia per dare attenzione, tempo e cariche di fraternità e passione vitale. Questa settimana guardavo un sito che elencava le guerre in atto e le nazioni in crisi … ma quante sono! Noi parliamo di quelle vicino a noi, ma ci dimentichiamo di mille altri paesi che riversano in situazioni drammatiche e abbisognano di persone che non siano indifferenti, ma IMMERSE come Gesù nelle situazioni a partire dalla conoscenza della realtà, della ricerca della verità e del possibile coinvolgimento personale per quello che possiamo per dare un risvolto nuovo anche solo al modo di parlare, comunicare e dare giudizi.
SECONDA DOMENICA DOPO NATALE
LUCE SIA!
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era ne mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Cerchi luce? Ama la vita, prenditene cura. Amala! È la tenda del Verbo, di colui che ci sorprende ancora, perché abita là dove c’è vita.
Giovanni, unico tra gli evangelisti, comincia il suo racconto con un poema, un inno che ci chiama a volare alto, che proietta Gesù verso i confini del tempo e dello spazio. “In principio era il Verbo e il Verbo era Dio”. Ma poi il volo plana fra le tende dell’accampamento umano: “e venne ad abitare”, letteralmente piantò la sua tenda, “in mezzo a noi”.
Poi Giovanni apre di nuovo le ali e si lancia verso l’origine delle cose: “tutto è stato fatto per mezzo di Lui”. Nulla di nulla senza di lui. “In principio”, “tutto”, “nulla”, “Dio”. Parole assolute che mettono in connessione il tempo con l’eternità, tutte le creature del cosmo con Dio.
Senza di lui nulla di ciò che esiste, è. Il Verbo è come il nodo centrale del grande tappeto, del magnifico arazzo del cosmo. Senza, tutto si disfa.
Terra e cielo si sono abbracciati e, almeno a Betlemme, almeno in quel bambino, uomo e Dio sono ormai una cosa sola, inseparabili.
In principio e nel profondo, nel tempo e fuori del tempo, sta il Verbo. E rileggo Giovanni così: “In principio sta la tenerezza, e la tenerezza è presso Dio, e la tenerezza era Dio, da sempre”. Gesù è venuto a portare sulla terra la rivoluzione della tenerezza.
E ci assicura che un’onda affettuosa viene a battere sulle rive della nostra esistenza, che siamo da forze buone miracolosamente avvolti, che siamo raggiunti da una sorgente pura che ci alimenta e che non verrà mai meno, che nella nostra vita ce n’è in gioco una vita più grande di noi.
Questa è la profondità ultima del Natale: la vita di Dio nella mia vita. Gesù Cristo non è venuto a portarci una nuova teoria religiosa, un sistema di pensiero alternativo, una morale più evoluta. È venuto a portare se stesso, a comunicare vita. Sono venuto perché abbiate la vita in abbondanza (Gv 10,10). Non ha mai compiuto un miracolo per punire, i suoi sono sempre segni che guariscono la vita e la accrescono.
“E la vita era la luce degli uomini”. Una cosa enorme: la vita stessa è luce, è come una grande parabola che racconta di Dio. Il Vangelo ci insegna a sorprendere parabole nella vita, a sorprendere perfino nelle pozzanghere della vita il riflesso del cielo.
“Veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo”. Ogni uomo è illuminato, tutti, nessuno escluso, nessuno privo di quella luce, che è come una lampada che non si spegne, un sole nella notte. La luce splende nelle tenebre, che non l’hanno vinta! Non la vincono mai.
Venne fra i suoi ma i suoi non l’hanno accolto. Dio non si merita, si accoglie. Dandogli cuore e tempo. Accogliere: parola bella che sa di porte che si aprono, di mani che accettano doni, di cuori che fanno spazio alla vita.
Cerchi luce? Ama la vita, prenditene cura. Amala! È la tenda del Verbo, di colui che ci sorprende ancora, perché abita là dove c’è vita. (E. Ronchi)
