XXVII DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Nella seconda lettura della messa di domenica, San Paolo, scrivendo a Timoteo dice: “Figlio mio, ti ricordo di RAVVIVARE il dono di Dio, che è in te”. Può sembrare una cosa scontata e banale, in realtà non lo è per niente. Ravvivare significa impiegare tutte le proprie forze e risorse per mantenere vivo qualcosa. Ravvivi il fuoco, ravvivi il pavimento di casa quando lo pulisci, ravvivi un quadro quando lo restauri, restituendo alla tela i colori originari coperti da patina e sporco, ravvivi ogni volta che cerchi di eliminare tutto quello che ha portato o potrebbe portare morte a qualche realtà che invece reclama vita e possibilità di espressione. La stessa identica cosa vale per la nostra fede: un fuoco vivo che viene alimentato dalla legna, protetto dalle correnti e dall’acqua ha la stessa struttura del nostro legame con Dio, che abbisogna di cura costante e meticolosa … per non morire. Io cosa faccio per tenere vive le ragioni della mia speranza? Mi sono fermato al catechismo delle elementari o sono cresciuto con il Vangelo? Rendo possibile a Gesù la comunicazione della sua forza e della sua presenza nella mia quotidianità? Come?  

Il salmo ci dà una risposta nel ritornello che canteremo o reciteremo assieme, ossia: “ascoltate OGGI la VOCE del Signore”. Si parla di due cose: l’OGGI e la VOCE del Signore. Il mio oggi, l’unica risorsa che ho a disposizione nella vita, se voglio vivere veramente la pienezza dell’istante, che coincide con una vita che non si lega alle nostalgie di un passato (più idealizzato che reale, a volte) e non affida la ragione della speranza a un ipotetico futuro che non arriva mai. Ci viene consegnato solo il presente: il passato o il futuro sono stati o saranno il frutto della nostra PRESENZA.  Tutto ciò reclama un tempo che noi dichiariamo di non avere mai, ma, in realtà sarebbe più preciso dire, non TROVIAMO mai. Perchè non scegliamo e ci facciamo trasportare da mille cose. Tante sono  inevitabili, ci mancherebbe, ma tante subite, sovente con il gran piacere apparente e falso di risollevarci dalle tribolazioni. Però non è evitare i problemi la possibilità della loro soluzione, ma ascoltandoli facendoci guidare dalle ispirazioni più sagge e importanti. Per questo nel nostro OGGI c’è sempre una VOCE che ci parla in mille modi, che può essere ascoltata da chi non indurisce il cuore e volge al sua attenzione alla presenza di Dio. Non solo Parola, ma VOCE: il Signore ci parla in mille modi. E veramente le nostre ventiquattr’ore sono piene di messaggi importanti, inviti a rinnovarci, trasformarci e trovare punti di equilibrio e fraternità in grado di fare nuove le cose. Tutti i giorni. Ogni OGGI. Come gestisco il mio tempo? So esserne padrone o mi viene sequestrato continuamente da distrazioni inutili? 

 

Il vangelo ci promette che basta una fede grande come il granellino di senape, che alla fine è l’invito a non puntare sulla quantità, ma sulla qualità delle cose che facciamo: possiamo avere 1, 3 o 5 talenti: non importa! Quello che conta veramente è la pienezza che metto in quello che faccio: “sei stato FEDELE NEL POCO, ricevi MOLTO!”.  Non si tratta di piccolezza o grandezza, ma di coinvolgimento, apertura, disponibilità e attenzione. E questo rende la nostra vita qualcosa di nuovo: un servizio, la regalità di gesti che rinnovano il mondo a partire dalla buona notizia della possibilità di un mondo e un’umanità diversa, come quella propiziata da Gesù e dal Suo Vangelo. La proposta è veramente appassionante. Siamo tutti stanchi di certi cliché e certi modi di fare … perchè non rendere possibile questa differenza? Varrebbe la pena! La mia fede trasforma la mia vita? Cosa vogliono dire per me le parole di Maria: “sono servitore della Tua Parola?”