5 MAGGIO, MARTEDÌ …

CHIARE, FRESCHE, DOLCI ACQUE … 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore
ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Dal Salmo 86

E danzando canteranno:
«Sono in te tutte
le mie sorgenti».

Un pensiero: 

Per conoscere le cose bisogna andare in profondità, la natura ci insegna tutto! 

Me lo diceva stamattina un signore che ascoltava il mio racconto sugli innocenti fili di tenera erbetta, che si insidiano tra i cubetti di porfido del cortile della Parrocchia. Esili e impercettibili all’esterno, ma con radici nascoste, grandi e forti, capaci addirittura di smuovere il cemento. 

Verissimo: la natura ci insegna tutto! Quante cose, esteriormente, “sembrano nulla”, ma “in realtà …” 

Questa cosa la sapeva  benissimo tutta la sapienza biblica, di cui è impregnato anche  il linguaggio di Gesù: uva, pastori, pecore, grano, lievito, le cose di tutti i giorni costellano la lingua del Vangelo e ci parlano del Regno di Dio, in modo chiarissimo e inequivocabile. 

E allora, vediamo come, oggi, ci può venire incontro l’uso di queste parole per vivere la nostra giornata, o concluderla, per chi, magari, leggerà di sera. 

ERA INVERNO 

Sembra un’annotazione buttata lì per caso. Eppure se Giovanni l’ha messa ci sarà un significato. 

Inverno: tempo di attesa, di riposo della terra, di morte apparente, di sogni di frutti,  di sole e di calore. 

É significativo pensare Gesù come la possibilità del riscatto dell’inverno. Il Risorto che, nel Tempio, è la vita oltre la morte, oltre ogni morte che decide di non arrendersi a se stessa, ma si apre, con coraggio e decisione, con esiti a volte assai alterni, al Vivente. 

C’è il Tempio e c’è il Signore. Non sono la stessa cosa. Non è detto che la frequenza del Tempio corrisponda alla ricerca del Signore. Come per  i Giudei, ferventi religiosi, che non vogliono credere in Lui. Anche se gli parlano. Anche se gli fanno delle domande. Non appartengono al gregge di coloro che scelgono Gesù come pastore della loro vita. 

ASCOLTARE, CONOSCERE, SEGUIRE

Quelli che, invece, fanno parte del gregge del Pastore buono sono coloro che ascoltandolo, lo conoscono e lo seguono. Tre verbi diversi che però dicono e definiscono il senso della fiducia e dell’affidamento. Il senso della fede. 

Fede è sempre ascoltare una voce o un’ispirazione, approfondirla e conoscerla sempre di più, e seguirla, ossia renderla possibilità di viaggio e di cammino. Diciamo FEDE, ma potremmo dire anche molto semplicemente VITA.  Perché la fede É questione di vita! Se la mattina, quando ti devi alzare dal letto, non hai una voce che guida i tuoi pensieri, che ti rende responsabile (ossia, capace di risposta), che dà senso a quello che fai e ti fa organizzare il tempo e il senso e il cammino, allora, veramente, quando manca,  senti dentro di te che la migliore cosa da fare è girarsi sull’altro fianco per continuare a dormire. 

La cura della ricerca di ciò che in modo sempre più sensato, profondo e radicale fonda la mia vita è il lavoro di cui maggiormente avremmo bisogno ogni giorno, e, sovente, il più disatteso. 

É acqua, ma non abbiamo tempo per bere. É cibo, ma non abbiamo neanche tempo per mangiare. E non lo dico ironicamente. Però, se non ripartiamo di lì, ho paura che quella seducente voce della resa sull’altro fianco, possa prendere sempre più spazio, magari sotto le spoglie di un attivismo euforico,  immemore della sua vera fame. 

SONO IN TE TUTTE LE MIE SORGENTI

Concludiamo così, tornando all’acqua, all’essenziale. 

Perché tutto parte di lì, dalla nostra sorgente. 

Bene scrive Erri De Luca nel suo libro E disse: “Chi vede un fiume guarda il verso in cui scorre, dove scende secondo la corrente. Ma il futuro di un fiume è alla sorgente”. Ossia, viviamo e “scorriamo” in base a quello che noi scegliamo di mettere “all’inizio”.

E le differenze … sono grandi!

Per riflettere: 

Qual è la mia sorgente?